mercoledì 16 gennaio 2013

SALE OPERATORIE CHE SI CHIUDONO: QUANDO SANITÀ SIGNIFICA SOLO TAGLI


di EDOARDO BIANCHINI

Daniele Bettarini, Sindaco di Buggiano, teme che il trattamento-San Marcello finisca, in futuro, per toccare anche a Pescia

PISTOIA. Lunedì scorso, come ricorderete, il direttore generale dell’Asl 3, Roberto Abati, ci ha convocato alle 14 per spiegarci di che morte sarebbe morto l’ospedale Pacini di San Marcello.
Il direttore era circondato e sorretto da tutto il suo staff di responsabili delle varie branche: ma la branca più interessata era – lo ricorderete – la chirurgia: il taglio dei tagli, paradossalmente, in questo bisticcio di parole e di fatti, considerate le sale operatorie.

Quando – a fine conferenza e a porte quasi ormai chiuse – ho voluto fare le mie domande cattive presupponendo che la cancellazione di San Marcello fosse solo un modo ‘aziendale’ di recuperare una sala in più attiva fra le 13 del nuovo ospedale del campo di volo, mi è stato detto che non avevo abbastanza cognizione di causa e che, pensarla in questo modo, sarebbe stato “troppo riduttivo” (dr Giannessi).
Solo stamattina sfoglio La Nazione – a volte si leggono i giornali anche il giorno dopo… – e il mio sguardo si posa su un bell’intervento dell’amico Daniele Bettarini, Sindaco di Buggiano e (stupore!) mi trovo sbalzato sulla stessa lunghezza d’onda: proprio perché, devo chiarire, non ci eravamo certo sentiti per telefono il girono prima per concertare – come si dice oggi – i nostri interventi da due opposte postazioni.
Il fatto è che l’evidenza si chiama evidenza perché si vede: e quel che si vede non si può dire che non si vede. Questo l’hanno detto in diversi, prima di me: perfino il Vangelo quando ci ammaestra dicendoci che una grande città in cima a un monte non può restare nascosta.
Daniele Bettarini, poiché è persona di buonsenso, la pensa esattamente come me: che, cioè, vanno fatte girare le sale operatorie di Pistoia; e, per il resto, il paradiso può attendere.
Fra Rossi e Berti, e pure nel momento difficile che stavamo attraversando di continui “restringimenti in vita” e di tiro della cinghia, si è voluti andare a spendere centinaia di milioni per un ospedale nuovo, piazzato in culo al subalveo dell’Ombrone, dietro monti di terra e chiuso da autostrade, superstrade e fossi, con un accesso che non sarebbe stato buono neppure al Colosseo dei Flavi nel I secolo dopo Cristo (ma l’avete mai vista la rotonda della Vergine nelle ore di punta? E un malato che sta per tirare le cuoia, ce la fa a passare in un fiume gelato di auto che non si muovono?) e – diciamolo pure – in un’area idrogeologica instabile, pericolosa e sconsigliabilissima, pur di dare esempi di grandiosa operatività tosco-pistoiese. E speriamo solo questo.
Non mi meraviglierei per nulla se, il prossimo anno, dinanzi a tagli per quasi altri 7 milioni di euro all’Asl 3, la direzione dell’azienda decidesse di sforbiciare, a sorpresa, l’ospedale di Pescia, come paventa Bettarini.
Pensare a sfoltire la dirigenza dell’Asl, con i suoi stipendi nababbeschi, questo non passa manco p’ ’a capa al signor Rossi.
Ma su questo parlerà uno dei miei collaboratori.

* * *
Un momento della conferenza stampa
I PASSAGGI PIÙ SIGNIFICATIVI DEL POST DI LUNEDÌ SCORSO

[vedi Ospedale Pacini, un colpo di mannaia inevitabile]


Nel 2012 la Toscana ha avuto 256 milioni di euro in meno per la sanità; nel 2013 ne avrà 477 in meno; nel 2014 arriverà a 681 milioni di € in meno. Dei 477 milioni del 2013 da dimenticare, l’Asl 3 di Pistoia dovrà tirare la cinghia per 4 milioni e 836mila euro in meno: la mannaia di San Marcello (ma non solo, va detto: perché tra poco toccherà anche alla Valdinievole e ad altro…) sta tutta qui. È chiaro l’arcano?
Il riordino (o se preferite: la razionalizzazione, la cinghia tirata, il risparmio forzato, il principio aziendalistico dello “spending nient” to patch the holes) sgorga da questa sorgente… in secca. E la prima testa che cade è la chirurgia sanmarcellina.
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Era inevitabile, oltreché prevedibile: perché la sala operatoria è il servizio che costa di più, che impegna di più, che deve essere – perciò – meno sprecato rispetto ad altre risorse. Oltretutto – è stato detto – con un ospedale nuovo a Pistoia che avrà 13 sale operatorie (contro le 7 del Ceppo), è impensabile (questo non è stato detto, lo dico io, per chiarezza di attribuzione) mantenere un buco nel serbatoio della benzina di un’auto (l’ospedale Pacini) che è ormai una 500 degli anni 60: bellissima e preziosissima, ma che niente ha a che vedere con la nuova 500 di Marchionne, perché consuma troppa benzina.
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E siamo alla fine, finalmente. La domanda cattiva, che non è piaciuta al Direttore Sanitario Lucia Turco, è stata se per caso non avessero chiuso la chirurgia di San Marcello solo per utilizzare di più e meglio una (in più) delle 13 sale operatorie del nuovo ospedale del campo di volo – e, in appendice, cosa potrebbe succedere, domani, con le sale operatorie di Pescia.
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Di rincalzo, ho poi chiesto cosa succederà il prossimo anno se, mancando all’appello 681 milioni di euro, dato che quest’anno, con un – 477 Pistoia ha dovuto tagliare 4 milioni e 836mila euro, il taglio del 2014 a Pistoia dovesse raggiungere, proporzionalmente, i 6,9 milioni di euro.
La conseguenza del discorso era chiara: questo riordino non è statico, ma dinamico; non è secco, ma incrementale. E dovremo aspettarci altri tagli il prossimo anno.
Abati, rientrato in sala a quel punto, è stato molto abile a spiegare che “con certi cicli virtuosi” si riesce a fare anche con molto meno senza dover tagliare.
Bella, simpatica e scaltra risposta: ma l’aritmetica è tiranna, se la Toscana, nel 2014 avrà più di mezzo miliardo in meno da destinare alla Sanità. O sbaglio?
Una cosa importante, specie per gli abitanti della Montagna: tutto il percorso sin qui compiuto nel ‘taglio del bosco’, non è semplicemente unilaterale, non viene solo dall’Asl.
I Sindaci hanno sempre saputo, step by step. E a voi elettori lo avevano detto o no…?

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[Mercoledì 16 gennaio 2013 | 15:39 - © Quarrata/news]

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