sabato 14 settembre 2013

INTERSINDACALE MEDICA: CRITICITÀ AL NUOVO OSPEDALE SAN JACOPO DI PISTOIA


PISTOIA. L’Intersindacale Media ha tracciato il seguente quadro delle criticità del nuovo ospedale San Jacopo, cercando di allertare chi di dovere:

Nei sistemi complessi non sempre il cambiamento e l’innovazione comportano un miglioramento in termini di efficacia nei risultati o di efficienza nell’organizzazione. In Sanità, forse il più complesso fra i sistemi pubblici, ciò risulta essere particolarmente vero, soprattutto se si considera che in una realtà avanzata come quella del nostro paese un elemento imprescindibile deve essere la sicurezza degli operatori e dei pazienti. La dimostrazione “in vivo” della centralità di questo principio sta in ciò che, di negativo, sta accadendo a Pistoia, nel nuovo ospedale “San Jacopo”.

A CHI È INDIRIZZATA LA LETTERA
DELL’INTERSINDACALE

S.E. Sig. Prefetto di Pistoia
Dott. Mauro Lubatti
Piazza Duomo 10, 51100 Pistoia

Presidente Regione Toscana
Dott. Enrico Rossi
Piazza duomo 10 - 50122 Firenze

Assessore al Diritto alla Salute
Dott. Luigi Marroni
Via Taddeo Alderotti, 26 -Firenze

Direttore Generale ASL 3 Pistoia
Dott. Roberto Abati
Via Pertini, 708 - 51100 Pistoia

Al Sindaco del Comune di Pistoia
Dott. Samuele Bertinelli
Piazza del Duomo 1 - 51100 Pistoia

Al presidente dell'Ordine dei Medici della Provincia di Pistoia
Dott. Egisto Bagnoni
Viale Adua 172 - 51100 Pistoia

Al Direttore del Centro Gestione Rischio Clinico Regione Toscana
Dott. Riccardo Tartaglia
Direzione generale dei Diritti di Cittadinanza e Coesione Sociale
V. Taddeo Alderotti, 26 N - 50139 Firenze

Risk manager asl 3 Pistoia
Dott. Ivano Cerretini
Via Pertini, 708 - 51100 Pistoia

Tribunale dei diritti del malato
Dott. Vitale Mundula
 Piazza Giovanni XXIII°

Al Responsabile Codacons PISTOIA
Avv. Rossella PANATTONI
UZZANO c/o Pubblica Assistenza - via Aldo Moro,5
È ovvio che alcuni elementi di miglioramento sono apprezzabili rispetto alla struttura del “Ceppo”, vecchia di centinaia di anni. Ma è altrettanto vero che agli errori ed alle carenze di programmazione, di gestione che ci corre l’obbligo di rendere noti, la direzione dell’Azienda Sanitaria ha provato a rimediare con l’applicazione di una strategia che sarebbe stata inaccettabile anche se si fosse trattato del semplice trasloco di una privata abitazione: “…prima entriamo e poi vediamo di sistemare e riparare quello che c’è da sistemare e riparare.” Però, quando il tema è la salute delle persone tutto diventa particolarmente delicato, soprattutto se si considera che in un ospedale le disfunzioni, i ritardi e gli imprevisti possono ridurre drammaticamente i livelli di sicurezza. Il carrello per le urgenze che non passa agevolmente nello spazio di una stanza di degenza e che costringe il personale a spostare il letto prima di poter avviare le manovre di rianimazione, la porta del bagno che si blocca intrappolando il medico di guardia, il telefono mobile personale o il telefono portatile del reparto in uso allo stesso sanitario che non comunicano in tutta la superficie con il resto dell’ospedale, le porte del Servizio Psichiatrico che non possono essere chiuse a tutela di malati fragili cosi come invece dovrebbe essere sulla base di precise norme di legge (Ministero della salute – “Sicurezza dei pazienti e gestione del rischio clinico” raccomandazione n. 4, Marzo 2008) sono tutte realtà sussistenti che rendono palese a chi lavora all’interno di un contesto che dovrebbe essere perfettamente operativo, un livello estremamente preoccupante di problematicità. E se la salute è il bene prezioso che è, risultano incomprensibili la fretta e l’improvvisazione che sono stati applicati nel passaggio alla nuova struttura.
Inoltre, all’avvio dell’attività nel “San Jacopo” si è voluto far coincidere l’implementazione di una nuova organizzazione: l’intensità di cure. Modello poco compreso, perché in larga parte ignoto e poco conforme ai percorsi formativi del personale ed alla cultura della sanità pubblica italiana, basato sulla rivisitazione pleonastica e pretestuosa di un principio – “il cittadino al centro del sistema” – sul quale, fin dal 1978 con la riforma 833, è incardinata la sanità pubblica nel nostro paese, sta producendo una articolazione dei carichi di lavoro ed un livello di confusione che, in particolare in alcuni “setting”, possono comportare un aumento della probabilità di errore.
Eventi realmente accaduti sono:
– ostetriche che non sono riuscite a contattare telefonicamente la guardia di anestesia o la rianimazione per un'urgenza in sala parto, evento che avrebbe potuto determinare gravi rischi per la salute del bambino;
– infermieri della rianimazione che non riescono a rintracciare il medico di guardia per una improvvisa emergenza che si viene a creare nel reparto (nel caso paziente con tracheotomia che si era decannulato), perché cordless wifi della rianimazione non dava segnale e il cellulare personale del medico non aveva campo.
– ostetrica della sala parto che dovendo, a fronte di un'urgenza, chiamare uno dei ginecologi impegnati in sala operatoria per due cesarei, non sapendo come farlo per la mancanza di segnale, contatta i medici della rianimazione chiedendo a loro di andarli a cercare non sapendo che nel nuovo ospedale non è stato previsto un passaggio diretto tra rianimazione e sala operatoria.
– chirurgo di guardia in ospedale che non essendo stato possibile rintracciare mediante il cordless wifi né su quello personale (che pur indossava) per assenza di linea viene cercato al proprio domicilio dove la moglie basita e preoccupata risponde che il marito è assente perché in servizio proprio nell'ospedale da cui riceve la chiamata.
– Nelle aree di degenza mediche e chirurgiche “aperte” con bancone di lavoro infermieristico/medico piazzato in un corridoio dove di continuano squillano telefoni sia per chiamate esterne/interne sia come ripetitore delle chiamate di richiesta dei campanelli dei degenti e dove si affolla personale di servizio che necessita di informazioni su pazienti da visitare o per prestazioni da effettuare (consulenti, portantini, OSS, fisioterapisti, personale della manutenzione, operatori delle pulizie, amici e parenti di ricoverati ) comporta una continua persistente interruzione dell'attività degli operatori del reparto (medici ed infermieri) che rende estremamente difficile la concentrazione e l'esecuzione di procedure. Il caso di Grosseto relativo all'attribuzione di una sacca di sangue dovrebbe essere emblematico degli errori che si possono commettere quando la stanchezza e la concentrazione vengono a mancare. Al San Jacopo la tragedia su errata trasfusione è stata evitata per un soffio e solo grazie al giusto “maniacale” controllo dei colleghi del trasfusionale.
– persistenza dell’impossibilità di chiudere porte che da progetto dovrebbero stare chiuse poiché non è ancora funzionante l’accesso elettronico.
In questo stato di confusione “ambientale” devono lavorare ogni giorno medici ed infermieri, i cui carichi di lavoro sono aumentati ed aggravati da una sempre maggiore carenza di personale, che li costringe a dover lavorare in fretta, per poter eseguire tutti i compiti previsti nel turno, compiti che per la loro natura sono già complessi perché non ripetitivi e pieni di “imprevisti”, come nuovi ricoveri, o aggravamento di pazienti e che pertanto richiedono un costante ed elevato livello di attenzione.
Anche la diversa numerazione dei letti di degenza, non più numerati in ordine progressivo (1,2,3,4...) ma per camera (letto 1-1, letto 1-2, letto 3-1, letto 3,2, letto 3.3 etc.), contribuisce notevolmente alla confusione e facilita errori e scambio di paziente. All'OBI la situazione è ancora più paradossale, con camere a posti letto più numerosi perché le numerazioni si incrociano quasi in diagonale. Errori di attribuzioni di terapia e di esami sono quasi all'ordine del giorno comportando rischi per il paziente, errori o ritardi di diagnosi con potenziali effetti avversi anche gravi.
Errori di attribuzioni di terapia e di esami sono quasi all'ordine del giorno comportando rischi per il paziente, errori o ritardi di diagnosi se non effetti avversi talora gravi.
Tutto questo delinea il profilo di una situazione, a nostro parere, paradossale: ai professionisti resta comunque, perché non differibile, tutta la responsabilità civile e penale pur essendo costretti ad agire in un contesto strutturale ed organizzativo deciso in larga parte da terzi soggetti che operando prevalentemente in base a vincoli economici e non sono implicati direttamente nelle attività assistenziali. Infatti, risorse professionali e strumentali, contenitori organizzativi, flusso informativo ecc. sono tutti elementi che nell’organizzazione aziendalistica della Sanità competono ad un soggetto (la direzione aziendale ed il “management” che dovrebbe farle da supporto) che ha pochissimi interfacciamenti con la componente professionale fino al punto di eludere o forzare perfino le prerogative di rappresentanza. 
E quando avviene che la riorganizzazione, invece che essere il motore di un miglioramento reale diviene una sovrastruttura impiegata per perseguire scopi non esplicitamente dichiarabili (riduzione del personale, indebolimento o chiusura di strutture ritenute ridondanti o superflue, ad esempio) e che spesso nulla hanno a che fare con la qualità stessa dell’assistenza, è inevitabile che si generi confusione e con la confusione che si genera possa diminuire la sicurezza.
Pertanto, in queste poche note l’Intersindacale Medici di Pistoia ha cercato di dare voce alla preoccupazione dei professionisti che operano negli ospedali della ASL 3 portando contestualmente all’attenzione delle SS.LL. alcuni problemi. Il tutto nella assoluta convinzione di agire esclusivamente con finalità di tutela dell’interesse generale.

Cliccare sull’immagine per ingrandirla.
[Sabato 14 settembre 2013 | 19:44 - © Quarrata/news]

2 commenti:

  1. A questo documento "allucinante" manca un indirizzo ( forse perchè tanto.....) : Al Procuratore Capo della Repubblica - Piazza Duomo Pistoia.Non ce ne è abbastanza?????

    RispondiElimina
  2. Confermo in pieno quanto detto da Bonacchi. Qui, le ipotesi di reato spuntano fuori ad ogni angolo come funghi. Ce ne potrebbe essere per chi l'ospedale lo ha progettato, per chi lo ha materialmente costruito, per chi ha omesso, durante la costruzione, una oculata e precisa sorveglianza, e chissà per quanti altri.
    Se ad avvisare la Procura non ci ha pensato l'Intersindacale Medica, ci può però pensare qualunque cittadino; oppure è pensabile ed auspicabile che la Procura stessa, all'interno della quale questi sfaceli sono senz'altro già noti, sia in condizioni di agire d'ufficio senza ulteriori tentennamenti.
    Piero Giovannelli

    RispondiElimina

MODERAZIONE DEI COMMENTI

Per evitare l’inserimento di spam e improprie intromissioni, siamo costretti, da oggi 14 febbraio 2013, a introdurre la moderazione dei commenti.
Siamo dispiaciuti per i nostri lettori, ma tutto ciò che scriveranno sarà pubblicato solo dopo una verifica che escluda qualsiasi implicazione di carattere offensivo e penale nei loro interventi.
Grazie.